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    12/20/2008

     

     
     
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    20 dicembre 2008

     

    Oggi è il mio compleanno

    compio 55 anni e ho deciso di farmi un regalo… 

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    mi regalo un nuovo blog,
    un nuovo nido dove raccontarmi,
    dove sarò sempre io,
    fedele a me stessa
    come l’onda del mare che si infrange sugli scogli 
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    e si ricrea
    sempre diversa
    ma sempre intimamente uguale.
    Qui lascio un pezzo della mia vita,
    rimarrà come un diario
    nel quale ritrovarmi
    nel quale ritrovarvi.
    Non rinnego nulla,
    non cancello nulla,
    solo cambio casa…
     
    Auguri Claudia…
    che il tuo cielo sia sempre più blu…

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    Lascio qui una carezza sul cuore

    a tutti coloro che non mi vorranno seguire


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    A tutti gli altri un arrivederci e un sorriso
     
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    P.S. mi trovate qui (click sull'immagine)
     

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    11/28/2008

     

     
     
     
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    e non ci posso credere…

    ho vinto un’altra volta…

    va a finire che comincio a pensare di saper veramente scrivere poesie…

    Di nuovo grazie allo staff

     

     


     
     
     
                                                                                                                                                                       
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    11/1/2008

     

     
     
     
    Oggi, leggendo il post di Shanna,
    ho ricordato le visite al cimitero fatte da bambina in questo giorno…
    Confesso…
    erano una noia mortale…
    non le capivo, non le condividevo.
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    In quella cappella di famiglia
    erano raccolti volti e nomi per me estranei:
    non erano persone che io avevo vissuto,
    certo erano nonni e zii ma…
    se ne erano andati tutti prima che io nascessi!
    Poi le infinite chiacchiere dei parenti,
    giunti anche da lontano, per l’omaggio consueto
    che alla fine si riduceva in un pretesto per rivedersi,
    per scambiarsi notizie…

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    No, proprio non lo capivo, non lo condividevo
    ma mio padre era giustamente implacabile
    e ci trascinava tutti.
    Mentre rievocavo nella mente il mio disappunto
    un altro ricordo è saltato fuori dal cassetto.

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    Non so quanti anni avevo, una decina credo,
    soliti sbuffi e soliti mugugni ma…
    quella volta mia madre decise di invitare a cena
    un nutrito gruppo di parenti, erano tanti,
    si strinsero attorno al tavolo relegando noi bambini,
    felicissimi della cosa,
    in un tavolino di fortuna.
    Mio padre aveva nove fratelli e sorelle,
    tutti più vecchi di lui,
    ampiamente dotati di figli e nipoti.
    Quella sera c’erano almeno una decina
    di cugini e secondi cugini di varia età, ma non piccolissimi.
    Cenammo in allegria facendo una cagnara infernale,
    ridendo e scherzando come solo un gruppo di ragazzini sa fare.
    Finita la cena chiedemmo il permesso di uscire:
    “E dove volete andare con questo buio e questo freddo?”

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    “A fare un giro in paese”
    “Va bene, ma state attenti a non cadere nel fosso,
    c’è un po’ di nebbia!”
    Già, allora il massimo pericolo che correvano dei ragazzini
    in giro di notte da soli per il paese
    era di finire nel fosso per la nebbia!
    Uscimmo tutti contenti,
    il paese era deserto, assolutamente deserto,
    ci dirigemmo verso il vecchio mulino abbandonato,
    posto pericolosissimo
    visto che sorgeva sulle rive di un piccolo fiume
    dalla corrente molto forte.

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    Giunti sul posto ci disperdemmo nella nebbia,
    che là era più fitta, giocando ai fantasmi:

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     erano i tempi dello sceneggiato televisivo Belfagor…

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    e tra urla e spaventi
    trascorremmo una serata all’insegna dell’allegria!!!
    Allora non sapevamo ancora cosa fosse Halloween ma…
     

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    10/31/2008

     

     
     
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    Ci ho provato e…
    ho vinto!!!! 
     

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    Mi sento molto gratificata.
     
    Grazie a tutto lo staff!!!
     
     
     

                                                                                                                                                                       
     
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    L’altra faccia della scuola
     
    Si chiama così il giornalino della nostra scuola,
    il nome è stato scelto dalla prima redazione, tre anni fa,
    ed è rimasto invariato perché rispecchia esattamente
    cosa ci sia in tante attività che vanno ben oltre
    l’imparare a leggere, scrivere e far di conto…
     
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    Esiste una scuola fatta di compiti,
    di studio, di lezione, di interrogazioni…
    Ed esiste una scuola fatta da persone
    che stanno assieme per il piacere della reciproca compagnia.
    Ho sempre amato molto andare in “gita” con i miei alunni,
    l’uscire fisicamente dai muri,
    alle volte opprimenti,
    dell’aula fa bene a me e fa bene a loro. 

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    Ci si conosce e riconosce sotto una luce diversa…
     

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    Si diventa complici, partecipi di un’avventura,
    si lasciano a casa i ruoli prestabiliti e ci si scopre persone.
    Siamo stati due giorni al delta del Po,
    una gita bellissima,
    abbiamo visto posti incredibili, abbiamo imparato tante cose…
    ma soprattutto ci siamo scoperti.
    Come raccontare l’emozione di scoprire
    tutto un mondo fatto di cielo e di acqua?
     
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    Un mondo in formazione,
    in continua evoluzione sotto i nostri occhi?
    Il sorriso complice nell’assaggiare il rametto di salicornia
    per vedere se sia realmente salata come ha detto la guida?

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    Il sedersi tutti assieme in una spiaggia deserta
    a mangiare panini e a sguazzare nell’acqua del mare
    incuranti di bagnarsi i pantaloni non sufficientemente arrotolati? 

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    Il vedere i maschi che giocano a pallone col loro prof
    e intanto ritrovarsi in mano una manciata di conchiglie
    raccolte appositamente per te?
    L’emozione di un isolotto popolato di gabbiani
    che si levano in volo stridendo al seguito della barca?

     
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    O l’intravedere in lontananza il cordolo della duna
    in formazione nel mezzo del mare?
    O ancora il leggere lo spavento nei loro occhi
    quando ci siamo incagliati in 80 cm di acqua sul Pò di Goro
    e il passare dall’uno all’altro a rassicurali sorridendo? 

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    O il sedersi tutti assieme su un gradino
    e raccontare e raccontarsi in attesa dell’ora di dormire?
    La lunga fila di biciclette che costeggiano,
    più o meno ordinatamente,
    una distesa d’acqua che sembra senza fine,
    e la fatica e l’andare avanti e indietro, il contarsi,
    e ancora sempre gli occhi pieni di mare, di acqua,
    di fiume in una campagna rigogliosa…
     

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    Viverle assieme, ritrovarmeli vicini,
    per non dire appiccicati come francobolli,
    sentirmi come loro, alla scoperta di un mondo sconosciuto…
    anche se dietro l’angolo
    E’ stata un’esperienza bellissima.
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    Mi scuso con tutti quanti mi avevano commentato,
    per errore ho eliminato il post.
    Qui sopra lo pubblico nuovamente
    non è la stessa cosa, ma...
    ciò che mi avevate scritto è dentro di me.
    Grazie
     
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    10/7/2008

     

     

     

     

    Ho una certa confusione in testa.
    In questi giorni, complice il post di un’amica,
    riflettevo sull’avere o non avere radici.
    Io non so se ho radici, credo di no,
    per un sacco di motivi le mie radici si sono perse nel tempo e nello spazio…

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    Rimangono solo quelle che porto chiuse nel cuore
    Le altre sono svanite,
    non è stato facile accettare la situazione,
    ne ho sofferto profondamente
    Ma oggi come oggi posso dire
    che la cosa mi ha aiutato a crescere,
    a capire che io, i miei ricordi, ciò che sono,
    non cambiano a seconda del luogo o del tempo
    Ciò che è dentro di me rimane invariato
    chiuso nello scrigno del mio cuore.

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    Sono nata sotto il segno zodiacale del Sagittario
    e ho pure l’ascendente in Sagittario

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    e secondo le stelle dovrei vivere con la valigia in mano,
    sempre pronta a partire…
     

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    Non è così, ogni volta che devo affrontare un viaggio,
    anche una vacanza, vado in crisi, quasi nel panico,
    da sempre per me ogni partenza è un trauma,
    una ferita, un distacco doloroso,
    salvo poi, una volta arrivata a destinazione,
    stare benissimo ed essere ben contenta di essere partita.
    Non è che la cosa migliori quando devo tornare indietro,
    stesso trauma…
    Ma vi sembra normale?

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    Poi, poi sorrido pensando alla mia vita,
    non sono certo stata una stanziale, non sempre ho scelto io ma…
    Sono nata a Bologna,  

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    poi a cinque anni via,
    qualche anno in un piccolo paese e
    poi via di nuovo un’altra città,
    poi l’università, di nuovo a Bologna per qualche anno,
    rientrata in sede mi sposo,
    fallito il matrimonio prendo armi e bagagli e,
    di mia volontà,
    mi trasferisco alla ricerca delle mie radici,
    in quel momento ne avevo bisogno,
    qualche anno fa nuovo trasferimento,
    non del tutto volontario ma… tutto sommato benefico
    E ora?
    Ora sono qui ma non so per quanto…

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    Nella mia mente, nel mio cuore c’è la voglia di andare di nuovo
    Non so ancora né dove né quando ma credo che alla fine andrò…
     
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    Alle volte mi domando che effetto faccia vivere sempre nello stesso luogo,
    vivere dove si è nati, dove si è stati fanciulli…
    Ma mi domando anche come sia essere dei giramondo senza fissa dimora
    Io sono un ibrido…
    Ma ogni luogo, ogni tempo che ho vissuto mi ha dato qualcosa,
    mi ha insegnato qualcosa
    Sì credo che fra poco
    (quanto è poco?),
     
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    andrò in cerca di un nuovo nido…
    forse

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    10/1/2008

     

     

     

    Oltre

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    Ieri ho accompagnato mia madre
    alla sua semestrale visita di controllo e,
    come sempre,
    dopo gli accertamenti del caso,
    il suo medico (specialista che opera in una struttura pubblica)
    si è intrattenuto a parlare con me.
    Mi ha chiesto come andasse,
    mi ha dato alcuni utili consigli pratici
    su come gestire alcune situazioni problematiche
    e ha confermato la cura per mia madre.
    Poi si è spogliato,
    veramente il camice non lo indossava neppure prima,
    della sua veste di medico
    e ci ha raccontato un episodio di vita vissuta
    al di fuori della professione accadutogli qualche giorno prima,
    mi ha chiesto molto interessato come avrei reagito in una simile situazione,
    ha ascoltato la mia opinione,
    ha sorriso, ha detto la sua e poi ci ha accomiatato.
    Fin qui “quasi” tutto normale se non che,
    nel momento del saluto,
    quando io gli ho porto la mano
    lui l’ha afferrata e mi ha stretto a sé in un abbraccio…

     
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    In quell’abbraccio io ho sentito tutta la partecipazione dell’uomo,
    dell’essere umano…
    ho sentito la comprensione, 
    ho sentito la solidarietà,
    ho sentito il dolore di non poter fare di più…
    Alle volte non servono le parole…
     
     

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    9/27/2008

     

     

    Addio Paul

     
      
     
     

    Gli occhi più azzurri del cinema

    Ma dietro a quegli occhi un uomo…

    Un uomo che è rimasto con la sua compagna per oltre cinquant’anni

    Un uomo che amava correre sui bolidi

    Un uomo che ha voluto morire nella sua casa

    Tra gli affetti più cari

    Un uomo vero…

    Non solo un mito

     

     

     

                                                                                                                                                                       
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    9/22/2008

     

     

     

     

     

     

    21 settembre. Prima giornata d’autunno

     

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    Una promessa mantenuta
    un invito finalmente accettato
    una giornata serena trascorsa in compagnia di un amico
    sotto un cielo bigio
    illuminato da un pallido sole
    chiacchiere leggere
    velate di malinconia


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    nello scoprire i luoghi del cuore
    tra prati e boschi ancora verdi
    sulle rive di un lago
     

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    di letteraria memoria
     
    alle volte basta così poco…
     

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    9/14/2008

     

     
     
     
    E’ finita l’estate
     
     
     
    Ieri un violento temporale ha spazzato via l’afa opprimente degli ultimi giorni!
     
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    La pioggia torrenziale ha lavato l’aria, il cielo, la terra, la mia anima…
    Che strana estate…
    arrivata tardi, dopo giornate di pioggia continua,
    invocata, aspettata, desiderata,
    alla fine infuocata, come deve essere l’estate…
     

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    Oggi è autunno,
    il cielo plumbeo, il vento impetuoso, la pioggia che scroscia
    hanno repentinamente posto fine alla mia stagione,
    alla luce, al caldo,
    non sono contenta…
     

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    io amo l’estate
    e non mi importa di sciogliermi, grondando sotto raggi infuocati.
    Tutto ciò che è bello ha una sua fine
    l’esplosione della vita non può durare,
    è necessario un momento di sosta…
    triste per forza di cose,
    non amo l’autunno pur con tutti i suoi colori sgargianti
    è come una lenta agonia.
    un’agonia parata a festa certo, ma sempre agonia…

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    Guardo dentro di me,
    piccoli tasselli sono andati al loro posto,
    altri sono volati via,
    ci sono dei vuoti,
    devo trovare i tasselli mancanti
    per completare il mio puzzle
     
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    Forse l’autunno colorato simbolo di morte,

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    forse la pace e il silenzio dell’inverno
    in cui tutto sembra immobile
     
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    mentre tutto si prepara a rinascere
    mi permetteranno di accogliere la rinascita della vita
    con un’esplosione di colori
     

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    8/29/2008

     

     

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    Questione di feeling…
     
    Ti ho conosciuta che eri un soldo di cacio,
    metaforicamente s’intende (eri già più alta di me!)
    e oggi mi sono resa conto che sono quasi vent’anni!

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    Incredibile…
    Eppure, eppure chissà per quale misteriosa alchimia
    ci siamo intese al primo sguardo,
    tu allora alunna io allora prof.
    Nessuna preferenza, nessuna differenza rispetto ai tuoi compagni,
    solo la sensazione di esser capita al volo sempre e comunque,
    al di là dei ruoli.
    Non sei stata un’allieva facile,
    sempre contestatrice, brontolona, pignola e puntigliosa!
    Ma anche disposta a riconoscere di aver sbagliato
    se si riusciva a fartelo capire.
    Mi bastava uno sguardo e leggevo nei tuoi occhi
    la comprensione, l’intesa.

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    Mille ricordi si affollano nella mia mente,
    tu che ti protendi dal banco
    per acchiappare al volo la prof prima che cada,
    ero naturalmente inciampata nella solita formica!
    Ancora tu che all’annuncio della mia gravidanza
    e del forzato abbandono della scuola
    ti giri verso la finestra e
    per tutta la mattina ti rifiuti di guardarmi, di parlarmi.
     
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    Tu che assieme alla tua mamma
    (divenuta nel frattempo mia amica) ti precipiti in ospedale
    per conoscere il mio cucciolo appena nato.
    Tu che affronti l’adolescenza e tutti i suoi problemi
    con un piglio da guerriera che mi intenerisce,
    tu che ti fai male dentro e continui imperterrita per la tua strada.
    Una telefonata nel cuore della notte per la morte di un’amica…
     

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    Infinite serate passate a raccontarsi,
    a parlare di tutto e di niente
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    Tu sempre presente nella mia vita
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    Sempre pronta a correre in mio aiuto…
    Sei diventata una splendida donna,
    bella fuori ma soprattutto dentro 

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    grazie

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    8/16/2008

     

     

     

    Sono tornata,
     ma non posso raccontare due settimane incredibili
    vissute con persone splendide in un semplice post.
    Sono normalmente logorroica,
    in questo caso so quando comincerei ma…
    non so quando finirei.
    Solo qualche appunto:
    sono stata in Sicilia ospite coccolata di una persona deliziosa,
    Tiziana, detta Tis,

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    il suo affetto caldo come un abbraccio ha riempito il mio cuore,
    la sua sollecitudine nei miei confronti è stata indescrivibile…
    d’altronde non posso certo meravigliarmi,
    tempo fa mi dedicò un post
    =cns!6C09ACF9E0BC93E2!1837)
     sul suo space e la sua sensibilità mi commosse allora
    come mi ha commosso ora.

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    Sul terrazzo che circonda la casa di Tis si arrampica un glicine

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    sì sono i fiori del glicine di Tis,
    certo non è la profusione primaverile
    ma per me è stato come un segno, un benvenuto speciale…
    Altri ne ho visti in giro e a Taormina
    Tis mi ha fotografato con un fiore di glicine dietro di me… 

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     Ho mangiato la granita “effetto neve”…
    uno scherzo che risale all’anno scorso fra me ed Elisa...
     
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    mi sono immersa in un mare limpidissimo
     
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    mi sono lasciata accarezzare dalle onde

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    ho ascoltato il loro infrangersi sulla battigia
     
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    ho fatto un migliaio di foto
    ho fotografato tramonti stupendi
     
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    mi sono riempita gli occhi e il cuore di fiori e di mare  

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     di cieli limpidi e di mare

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    di monumenti e di mare
     
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    ho respirato il mare.

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    Poi Napoli,
    Rosaria e quattro giorni assaporati attimo per attimo,
    quattro giorni in cui l’ho vissuta intensamente,
    quattro giorni abbracciata e cullata da un cuore grande come il mare.

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    7/27/2008

     

     
     
     
     
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    Buone vacanze!
     
     

     
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    7/21/2008

     

     
     
     
    Mattinata di domenica,
    una pigra passeggiata al mercato in cerca di nulla…
    la scusa era comperare le pesche nello stesso banco della settimana scorsa…
     
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    buone, succose e… convenienti!
    Già, ma io sono costituzionalmente incapace
    di andare al mercato
    e non fermarmi a curiosare nelle varie bancarelle…
    guardare, frugare…
    la mente che va per conto suo…
    lo sguardo che soppesa la merce esposta…

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    All’improvviso le vedo…
    un paio di ciabattine dorate…
    niente di particolare ma
    scatta l’interruttore della memoria.
     
     
    Clik
     
    Mi ritrovo bambina…
    L’estate, le vacanze con la sua famiglia erano sacre per mio padre…
    si prendeva un mese di ferie e…
    via, al Lido di Venezia,
    dove viveva una nipote sposata che aveva una figlia della mia età.

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    Prendevamo in affitto un appartamentino
    e lì trascorrevamo le nostre vacanze al mare. 

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    Ricordo l’ossessione di mia madre per le valigie
    (non è come dire spostare una famiglia di quattro persone per un mese…)
    Ricordo il baule della macchina straripante….
    L’autostrada che da Verona ci portava a Venezia…
    Il primo pino marittimo che compariva all’improvviso
    piantato nello spartitraffico
    e che mi dava la sensazione di essere arrivata…

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    Il lungo ponte che unisce Mestre a Piazzale Roma…
    L’odore di salmastro che colpiva le narici transitando su di esso…
    L’inevitabile corsa per prendere il ferry boat
    che ci avrebbe portato al Lido con la macchina…
     
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    L’impazienza di sbarcare…
    Finalmente siamo arrivati, siamo al mare.
    La prima sera, era consuetudine,
    anche per non affaticare mia madre già provata
    dalla sistemazione della casa,
    andare a mangiare in una rosticceria che c’era sul Gran Viale,
    quante mozzarelle in carrozza, per me erano una prelibatezza! 

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    Finito di mangiare arrivava il mio momento:
    tutti gli anni mia madre mi comprava un paio di ciabattine dorate
    da portare alla sera, come aspettavo quel momento...
    le ciabattine per me bambina erano il simbolo di vacanza, di mare…
    e poi mi sentivo grande con le ciabattine dorate!
    La scelta era sempre molto laboriosa…
    ma alla fine uscivo dal negozio con le mie ciabattine già ai piedi,
    felice e contenta.
    La prima serata di vacanza
    si concludeva inevitabilmente con un gelato
    alla gelateria “Tita”
    allora la più rinomata del Lido.
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    Questa mattina mi sono comprata le ciabattine
    adocchiate sulla bancarella!
     

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    7/14/2008

     

     
     
     
     
    L’altra notte mentre rientravo a casa da una piacevole serata a teatro,
     
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    sul sentierino lastricato che conduce al portone di casa
    ho visto saltare silenzioso un ranocchio.

     
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    Il principe ranocchio
     

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    Quando abitavo ancora nell’altra casa
    con le porte d’ingresso che davano direttamente sul giardino
    ricordo che un anno, in autunno,
    una sera tra la porta a vetri e la porta di legno della cucina
    trovai rifugiato, forse per proteggersi dal freddo in arrivo,
    un piccolo ranocchio. 

     
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    Se ne stava lì, immobile e silenzioso e io non ebbi cuore,
    come facevo tante volte in estate,
    di prenderlo delicatamente in mano per deporlo sul prato,
    lo lasciai lì e lì trascorse praticamente tutto l’inverno. 
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    In realtà compariva solo alla sera,
    durante il giorno non lo si vedeva quasi mai,
    alle volte si rifugiava sulla soglia sopraelevata del locale,
    da noi definito cantina,
    che era in realtà una dispensa spaziosa
    e per accedere alla quale bisognava uscire di casa.
    A quel tempo mia madre era più vigorosa di adesso
    ed era lei che si occupava sempre della cucina
    e della gestione delle provviste,
    visto che lo spazio c’era e che il supermercato più vicino
    era in un altro paese tendevamo ad accumulare
    per non dover correre ogni momento ad acquistare
    ciò che eventualmente fosse mancato.
    Vuoi per un caso, vuoi per l’altro,
    mia madre si recava più volte al giorno in “cantina” e
     alle volte spariva per delle buone mezz’ore.
    Mai capito cosa avesse da fare di così impegnativo!
    Sta di fatto che,
    dal momento della comparsa del ranocchio,
    non ricordo come, nacque la fola del principe ranocchio.

     
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    Quando mia madre spariva per un po’ in “cantina”
    al suo rientro la prendevamo regolarmente in giro
    chiedendole se si fosse intrattenuta in “dolce” compagnia
    del principe ranocchio.
    Più di una volta l’abbiamo esortata a dargli un bacio
    dicendole che magari sarebbe magicamente apparso un bel principe!

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    Mia madre rideva e ci dava degli sciocchi…
    ma intanto per tutto l’inverno
    il principe ranocchio la accompagnava in “cantina”,
    non è una barzelletta, l’ho visto più di una volta saltellare al suo fianco
    e fermarsi discretamente sulla soglia. 

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    Finito l’inverno il ranocchio si fece meno assiduo
    ma non abbandonò mai completamente la sua postazione.
    Chissà che fine ha fatto ora il ranocchio?
    Chissà cosa sarebbe successo
    se mia madre si fosse decisa a dargli un bacio,
    in fondo non era poi così brutto ed era anche molto discreto! 

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    6/30/2008

     

     

     

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     Ieri ne ho avuto l’ennesima conferma:
    il web, la rete, i blog sono una miniera inesauribile di possibilità,
    un mezzo splendido e potentissimo
    per unire persone che altrimenti non avrebbero potuto conoscersi ma…
    sì c’è un ma,
    tutto dipende dall’uso che si fa del mezzo
    e dallo spessore delle persone che lo usano.
     
    La giornata di ieri è stata per me come un cesto ricolmo di fiori profumati
    e in mezzo a tutti questi fiori ho trovato anche delle preziosissime

    Perle

     

    L’infinita tenerezza di Roberto
    che si è sorbito un sacco di chilometri per venire a prendermi
     e per riportarmi poi in stazione.
    La sua telefonata mentre ero sul treno
    per avvertirmi che era già in stazione ad aspettarmi
    ma che viaggiavo con 10 minuti di ritardo.
    Uno sguardo speciale e una domanda sussurrata a fior di labbra,
     stai bene?

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    Gli occhi lucidi di Maria Grazia quando sono arrivata al punto di ritrovo,
    quello sguardo di intesa, di profondo affetto,
    il suo aprire le braccia per accogliermi mentre correvo da lei,
     il sollevarmi in un impeto di tenerezza.
    Il rincorrermi mentre risalivamo in macchina per andare a Barni e dirmi:
    ”Non ti ho presentato Ignazio! Scusami tesoro, sono proprio persa”
    E ancora: “Vuoi un asciugamano Clà, così ti stendi un poco?”
     
     
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    Luciano che guardando Veronica spostare per l’ennesima volta il barbecue
    dice sorridendo:
    “E’ inutile, lei deve sempre spostare tutto, è fatta così”
    quanto amore, quanta accettazione dell’altro
    in queste poche parole.
    Veronica che si affanna a preparare per tutti,
    che controlla che tutti abbiano il piatto pieno
    con un luminoso sorriso sempre sulle labbra.
     
     
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     Luciano che mentre stiamo parlando, assieme a Roberto,
    di cosa sia l’amore e di quanto sia lui ami Veronica
    mi guarda e vedendo una traccia di commozione sul mio viso,
    con una discrezione incredibile mi chiede senza parere,
    cosa sia successo rispetto all’ultima volta che ci siamo visti.
      

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    Rosangela che mi fotografa a tradimento e poi assieme a Maria Grazia.
       

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    Rosangela, il volto segnato dalla stanchezza accumulata
    in quest’ultimo periodo,
    che non perde di vista nessuno,
    che silenziosa controlla che tutti stiano bene,
    siano a proprio agio. 
     
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     Luciano che vedendo sua figlia di 15 mesi
    impugnare beata una costina
    e darsi da fare per gustarsela
    acchiappa la macchina fotografica per immortalarla.
     

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    Ancora Luciano che aiuta semplicemente Monja
    a cambiare la piccola Silvia
     che si è accoccolata per terra e ha fatto pipì bagnandosi tutta.
    Monja che senza parere, mentre si dà da fare per tutti,
    non perde di vista un attimo la piccola e Davide
    e mi chiede consiglio per la lettura del suo cucciolo.
    Giorgio che spalma di crema solare la sua candida Michela.
    Ignazio e Maria Grazia,
    un’intesa fatta di sguardi, una parola particolare
     e un filo invisibile che unisce più strettamente di una catena. 
     
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    E poi risate, scherzi, barzellette...
    il piacere di passare una giornata in compagnia.
     

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    6/24/2008

     

     
     
     
     
    E mi sono proprio stufata!
     
     
     
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    Veramente dovrei dire qualcos’altro ma… 
    “sono una signora”!!!!!
    Mi sono baloccata anche troppo nella mia spossatezza,
    mi sono crogiolata nell’autocommiserazione a sufficienza.
    Ora è tempo di reagire,
    le fitte dolorose sono diminuite,
    il mio viso è ancora chiazzato,
    il fiato è ancora poco ma… al diavolo.
    Ho rimandato le vacanze da un’amica, va bene.
    Non posso prendere sole, va bene.
    Ma ho deciso:
    non posso permettere alle tensioni, allo stress di imprigionarmi.
     

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    Non voglio trasformarmi in un ospedale ambulante.
    Voglio ripartire alla grande.
    Non si smuove niente?
    Bene, si smuoverà,
    deve smuoversi,
    parto lancia in testa come San Giorgio contro il drago. 
     

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    Il mio cielo deve diventare più blu,

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    voglio scrivere sorrisi, colori, gioia e serenità!
     

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    Grazie, grazie a tutti,
    il vostro sostegno affettuoso,
    la vostra presenza sono stati importantissimi.
     

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    6/14/2008

     

     

     

    Un leone in gabbia
      

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    In questi giorni non sto bene,
    una noiosa e sgradevole affezione mi ha colpito a tradimento
    approfittando dello stato di estrema tensione in cui mi trovo,
    per svariati motivi, da alcuni mesi.
    Le mie difese immunitarie sono crollate e…
    il virus dell’herpes zoster mi ha colpito.
    Questa sera un’amica mi ha cliccato in Messenger
    per sapere come stavo e mentre le parlavo
    e le raccontavo la mia insofferenza
    non tanto per il dolore ma
    soprattutto per lo stato di prostrazione fisica in cui mi trovo,
    per mia fortuna sono sempre stata una persona robusta,
    è affiorato alla mia mente un ricordo.
    Io assomiglio moltissimo a mio padre
    e da lui ho ereditato anche quella certa caratteristica
    che ci ha sempre fatto definire come
    “erbe cattive”,
    cioè persone che non è facile mettere fisicamente KO.

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    Mio padre non si ammalava mai,
    sembrava immune da qualsiasi tipo di virus o altro,
    era sempre in movimento e soprattutto
    amava la vita all’aria aperta, curare le piante, il giardino…
    Non passava giorno in cui non prendesse la macchina e,
     lavoro o meno, si facesse i suoi 35 km per venire qui,
    dove vivo ora, a respirare la sua aria,
    estate o inverno, sole o pioggia non avevano per lui nessuna importanza.
    Mia madre diceva sempre che se non fosse andato
    gli sarebbe caduta la casa in testa!
    Una volta, probabilmente nello spostare un vaso troppo pesante,
    non sia mai detto che si facesse aiutare!,
    si procurò il cosiddetto “colpo della strega”
    e ritornò a casa dolorante.
    Il dolore alla schiena lo costrinse, per alcuni giorni,
    alla quasi totale immobilità
     nonostante ingerisse quantità industriali di farmaci per stare meglio.
    Quei giorni, lo ricordo ancora,
    furono un incubo per noi, mio padre
    al contrario della maggior parte degli esseri umani di sesso maschile
    (mio figlio compreso) non faceva la vittima,
    sopportava stoicamente il dolore,
    non si lamentava e, soprattutto,
    non voleva essere aiutato quando il dolore ostacolava i suoi movimenti.
    Il problema era un altro:
    era rabbioso, non poteva uscire…
    riusciva a stento a camminare
    e il non poter andare a respirare la sua aria
    lo rendeva feroce come un leone in gabbia.
     
    Ecco questa sera mi sono resa conto che io sono identica a lui:
    non è tanto il non poter uscire che mi crea problemi,
    io sto benissimo anche in casa…
    quello che mi crea problemi é il sentirmi fisicamente debole,
    senza forze, defedata come si dice.
    UFFAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!
    SONO STUFAAAAAAAA!!!!!
     

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    5/27/2008

     

     

     

     

    Sinfonia di profumi in bianco

     
    E sono sempre di corsa, ora più che mai…
    Entro, esco, vado, torno… 
    sempre a rincorrere mille incombenze
    Ma oggi, oggi uscendo da…
    mi sono bloccata improvvisamente
     

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    mi ha avvolto il profumo intenso e soave dei “canestri”
    (ignoro il nome botanico di questo arbusto)
    riportandomi con la memoria ad un altro tempo,
    quando avevo un giardino,
    e nelle sere di tarda primavera uscivo in mezzo al prato
    (sfidando le zanzare)
    e sensi all’erta
    aspiravo il profumo di questi piccoli fiori insignificanti,
    cercavo con lo sguardo il lampeggiare delle lucciole nel verde
    e ascoltavo i grilli nel loro timido canto.

     
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    Il mio giardino era ricco di questi profumi,
    piccoli fiori, come il pitosforo,
    che si nasconde nel verde lucido e intenso delle sue foglie

     


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    o il gelsomino che,
    sempre un po’ sgualcito,
    riveste con generosità qualsiasi sostegno.

     

     
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    Sono fiori delicati,
    non è possibile coglierli,
    sfioriscono immediatamente e
    ”come tutte le più belle cose…”
    durano solo un giorno…
    ma inebriano chi abbia la fortuna di sfiorarli.
    Ricomincio a correre con un sorriso nel cuore… 
     

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